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Napoli e dintorni / Sicurezza, ordine pubblico e criminalità: intervista al generale Carmine Adinolfi, comandante della Legione Carabinieri Campania

4 luglio 2013

Generale Adinolfi, la Campania è una regione particolarmente complessa rispetto alla determinazione della certezza del diritto…e della pena.

“E’ una realtà complessa, come del resto ne abbiamo anche in altre regioni del Paese. Ci sono dei problemi strutturali di natura economico-sociale e non solo. E quindi questi problemi hanno un riflesso serio su altri aspetti che riguardano l’ordine e la sicurezza pubblica. Noi come Carabinieri, al pari della Magistratura, dobbiamo cercare di fare la nostra parte per dare delle risposte alla gente; ma è chiaro che si pone anche un’esigenza diversa, connessa ad interventi strutturali per la soluzione di problematiche che, inevitabilmente, portano a conseguenze negative anche sull’ordine e sulla sicurezza pubblica”.

Secondo lei cosa possono fare la scuola e le altre istituzioni ‘collaterali’ rispetto al raggio d’azione delle forze dell’ordine?

“La scuola e le altre istituzioni possono fare tanto. E io, in tal senso, comincerei dalla famiglia, per poi passare alla scuola, al contesto urbano, alla parrocchia. Quest’ultima tradizionalmente ha sempre avuto una funzione molto importante anche nella formazione dei giovani. Diciamo che ci vuole una maggiore preparazione in ogni settore, magari facendo un’analisi più seria e più concreta rispetto ai problemi, dopodiché ognuno deve fare la sua parte, perché… solo se c’è sinergia nell’operato delle diverse istituzioni… forse si può migliorare la situazione attuale”.

E’ vera – e fino a che punto – la recente affermazione del magistrato De Raho secondo cui “la camorra sta per essere sconfitta” ?

“Io conosco molto bene il dottor Cafiero De Raho. E’ una persona veramente eccezionale sotto l’aspetto professionale ed umano. Le assicuro che è uno che ha dato tanto e dà ancora tantissimo rispetto al lavoro che fa. Ovviamente lui ha cercato di dare un messaggio in positivo, perché dobbiamo crederci. L’impegno della Magistratura è molto forte, così come quello delle forze di Polizia. Ma a tutto ciò si deve unire anche l’impegno di altri, per far sì che questo messaggio del dottor De Raho possa trovare poi una concretezza. Se noi pensiamo alla soluzione dei problemi solo attraverso un’attività di contrasto, evidentemente non abbiamo capito niente”.

Analizziamo un po’ più da vicino le organizzazioni criminali. Secondo lei, nel corso degli anni è cambiato qualcosa o questi gruppi usano sempre gli stessi metodi?

“Come in tutte le cose, anche la criminalità ha una sua evoluzione. Noi abbiamo una criminalità organizzata radicata sul territorio, che storicamente crea grossi problemi anche all’economia. E, in tal senso, dobbiamo cercare di fare un’azione molto incisiva per neutralizzarla. Ma abbiamo anche una criminalità diversa, che comunque tocca il delicato problema della sicurezza dei cittadini. Ed è una criminalità emergente, meno organizzata ma forse più pericolosa rispetto all’altra. Al suo interno molto spesso sono coinvolti i giovanissimi, anche minorenni. E il problema principale è proprio questo: cercare di fare degli interventi per ridurre i bacini di utenza della criminalità, sottraendo i giovani a queste tentazioni di comportamento che implicano, da un lato, il facile guadagno e, dall’altro, il ricorso a forme di violenza. Quindi, in ultima analisi, bisogna fare tutto il possibile per recuperare i giovani; questo attraverso un impegno di tutti. E tale azione parte dalle famiglie e poi si estende a tutte le altre istituzioni”.

Generale Adinolfi, che tipo di appello si sente di lanciare ai nostri ministri ?

“I ministri e il governo fanno tutto quello che possono per risolvere i problemi della società. E c’è un grosso impegno in questa direzione. Noi però dobbiamo partire dal presupposto che non possiamo aspettare le soluzioni solo da chi sta sopra di noi. Ognuno deve fare la sua parte. Tutti noi cittadini siamo protagonisti nel bene e nel male delle situazioni che viviamo. E, in tal senso, faccio un esempio in relazione alla tutela dell’ambiente. Ebbene, su questo tema forse un pizzico di educazione in più dovrebbe esserci; perché è vero che ci possono essere dei disservizi in relazione alle manutenzioni e agli interventi di risanamento degli ambienti, ma è anche vero che c’è una maleducazione diffusa. Quindi, se ogni cittadino iniziasse a riflettere su cosa deve realmente fare, probabilmente avremmo meno danni e ci sarebbe anche una maggiore presenza di turismo. Questo… in Campania. E parlo della Campania perché è la mia terra, la nostra terra; ma il discorso vale anche per tutte le altre regioni italiane”.

Napoli e Caserta da un lato e le altre tre province della Campania dall’altro. Quali le differenze nell’ambito dell’organizzazione quotidiana del vostro lavoro?

“E chiaro che quella di Napoli e provincia è la realtà più sensibile. Storicamente parlando, si porta dietro grossi problemi. E questi sono quasi sempre legati all’indole di chi in qualche modo ne è attore, nel bene e nel male. E, in tale ambito, forse dobbiamo interrogarci e vedere in che cosa dobbiamo correggere i nostri comportamenti. Le altre province… non è che siano esenti da queste problematiche… C’è l’area di Caserta Sud, che è quella più sensibile; poi ci sono le aree di Salerno Nord e una parte di Salerno Centro che sono comunque sensibili a certi fenomeni… E’ chiaro che ci sono delle diversificazioni, con situazioni più o meno gravi. Ma direi che l’area da attenzionare di più resta la provincia di Napoli, con realtà che sono sempre più difficili, anche sotto l’aspetto economico-sociale”.

Luigi Gallucci

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From → attualità, cronaca

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